“Anni fa il mio letto veniva scosso come non mai. Frequentavo ancora il liceo ad Avezzano ed ero, inevitabilmente, più ingenuo di oggi. Le notizie arrivavano confuse e drammatiche, ma la sensazione di impotenza è rimasta addosso, cucita sulla pelle.
Il primo impulso fu partire: capire, esserci, aiutare. Quelle quattro tende montate nel campo sportivo di Pianola non hanno cambiato la storia, ma hanno cambiato me. Conoscere una città nel suo momento più fragile è stato un insegnamento profondo.
Negli anni l’ho vista ripartire da vicino, tra emozioni contrastanti ma sempre forti. Osservare una nuova identità che si ricostruisce insieme al cemento è una forma di speranza concreta.”